La tela raffigurante l’Annunciazione di Girolamo Mazzola Bedoli (Viadana, Mantova 1500 circa-Parma, 1569), proviene dall’altare maggiore della chiesa di S. Maria Annunziata di Viadana,dove fu acquistata nel 1713, come opera del Parmigianino, da Francesco Farnese, duca di Parma.
Seguendo la sorte della prestigiosissima collezione farnesiana, l’opera fu trasferita a Napoli nel1734, quando Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese e di Filippo V di Spagna, divennere di Napoli. All’inizio del Novecento, il dipinto perse l’attribuzione a Parmigianino a favore del Mazzola Bedoli, attribuzione condivisa poi da tutta la critica successiva. Questi fu unodei più convinti e raffinati interpreti della singolarissima maniera del Parmigianino, di cui fu cugino e dal quale prese il cognome. Il quadro di Capodimonte colpisce per la ricerca di effetti luministici che delineano forme preziose di luci e ombre in una originale ambientazione notturna dell’Annunciazione. La preziosità dei tessuti, l’eleganza dei gioielli, la levità dei panneggi trasparenti, caratterizzano il dipinto come uno dei più belli della produzione del Mazzola Bedoli.
Considerata opera della maturità dell’artista, è da collegarsi al soggiorno a Mantova del pittore e allo studio dell’opera di Giulio Romano.Al Metropolitan Museum di New York, è esposta una piccola tavola, anch’essa centinata, pressoché identica al dipinto di Capodimonte, sulla quale si sono proposte varie ipotesi. Potrebbe trattarsidi un bozzetto autografo del Parmigianino da cui Mazzola Bedoli avrebbe tratto la tela, ovvero di un’opera dello stesso Bedoli; sembrerebbe invece da respingere l’ipotesi, già formulata dalla critica, di una derivazione dalla pala del Bedoli eseguita dal van Winghe: l’osservazione del dipinto di Capodimonte nel corso del restauro ha infatti consentito di rilevare numerosi pentimenti, che attestano come, rispetto alla stesura definitiva, la raffigurazione fosse in origine più prossima aquella della tavoletta, confermando così la funzione di bozzetto di quest’ultima.
(articolo da Kermes n. 63)
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