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Bassano – Chiesa di San Francesco, ex-Convento dei Minori ora Museo Civico, sala del Bassano (1992)

1992
Bassano – Chiesa di San Francesco, ex-Convento dei Minori ora Museo Civico, sala del Bassano (1992)
Restauro pittorico

Opera:
Madonna del Podestà Matteo Soranzo, 1536-1537 ca., olio su tela (153 x 249 cm)


Autore:
Jacopo da Ponte, detto Jacopo Bassano (da Bassano del Grappa VI ca. 1515/17-1592)


Provenienza dell’opera:Bassano, Palazzo Pretorio, Sala dei Consiglio; dal 1840, Museo Civico di Bassano


Direzione dei lavori:
Paola Marini, Direttore del Museo Civico di Bassano del Grappa, e Maria Elisa Avagnina, Soprintendenza per i B.A.S. del Veneto.
Il restauro è stato affidato Società S.E.I. s.n.c. di a Maria Gabriella De Monte e Flavia Vischetti, Roma, con la collaborazione di Claudia Faretti, Ilaria Ostorero e Roberta Rosi.

Il restauro è stato affidato ad Akiko Nishimura, sotto la direzione tecnica di Rosanna Moradei, Settore Materiali ceramici, plastici e vitrei dell’Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di Restauro di Firenze.


Indagini conoscitive:
Chiara Scardellato, Laboratorio di restauro della Soprintendenza ai B.A.S. del Veneto


Documentazione Fotografica:
Umberto Tomba di Verona


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NOTE STORICHE E SUL RESTAURO

 

ARTICOLI

Il dipinto ritrae il podestà Matteo Soranzo con la figlia Lucia e il fratello Francesco presentati alla Madonna con il Bambino dai Santi Lucia, Matteo e Francesco; fu commissionato al Bassano tra il 1536 e il 1537 dallo stesso Matteo Soranzo per la Sala del Consiglio del Palazzo Pretorio. E’ un’opera del primo periodo del pittore e manifesta influenze da Bonifacio de’Pitati, dal Lotto, dal Pordenone e da Tiziano. L’opera è firmata sul basamento del podio sul quale siede la Vergine.

Il quadro fu eseguito per Matteo Soranzo, podestà di Bassano dal febbraio 1536 al luglio 1537 e venne allogato il 15 dicembre del 1536. La data 1536, ed il nome del committente, sembra completassero, secondo la testimonianza del Lugo, l’iscrizione ora leggibile. I committenti, come richiesro nel contratto, compaiono nel dipinto: Matteo Soranzo, di profilo, è inginocchiato ai piedi del trono della Vergine, sorretto dal santo di cui pota il nome. Dietro a lui, apparentemente isolato, un piccolo angelo dalle grandi ali variopinte, addita, su un grande volume una riga di un “libro VI”. Davanti alla Madonna, seduta sul gradino, la piccola Lucia, figlia del podestà, è assistita dalla santa protettrice, mentre nel gruppo sul dietro si incunea San Francesco, che permette di riconoscere, nel personaggio isolato, sul bordo sinistro del dipinto, Francesco Soranzo, fratello del Podestà. L’Omaggio del Podestà Soranzo alla Vergine, scena apparentemente iconica, offre a Jacopo lo spunto per una composizione ove gli affetti familiari giocano un ruolo di primo piano: ma non solo,. Francesco Soranzo con il capo raccolto in un’espressione enigmatica accentua l’alone di mistero di cui è circondata la sua persona. L’indicazione dell’angelo non parrebbe riferirsi ad un ricordo documentario relativo alla carica stessa del Soranzo, dato che né i libri di nomina veneziani, né bassanesi portano, alla nostra data, 1536, il numero romano indicato. Di certo quel dito indicante costituisce uno dei punti focali della composizione e sembrerebbe poter indicare le linee programmatiche che il podestà deve o intende seguire nell’espletamento della sua carica. Potrebbe, forse, invece, riferirsi al Discorso della montagna di Gesù contenuto nel Vangelo secondo Matteo, proprio al capitolo VI, discorso che inizia con le parole:”Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il padre vostro che è nei cieli”. Se l’interpretazione può essere confermata, assistiamo ad un ennesimo ricorso da parte di Jacopo nel reperimento dei soggetti all’autorità della Bibbia.

Stilisticamente il dipinto è un omaggio a Tiziano, nell’impostazione (pala Pesaro) e nel colore, e rappresenta il tentativo più compiuto, nella produzione giovanile di Jacopo, di contemperare le ricerche formali, preminenti nel momento della sua formazione, con la sua raffinata predisposizione coloristica. Compositivamente più organica delle precedenti tele dell’Udienza (1535), la Madonna Soranzo ripercorre tutte le stimolazioni giovanili del pittore: è debitrice a Bonifacio de’ Pitati per l’impostazione allungata dell’historia, al Lotto disegnatore, particolarmente del momento bergamasco, per il rimpicciolimento e la costruzione rotondeggiante delle figure, trasformate in masse di colore, a Tiziano per i rosseggianti incarnati e per i rossi squillanti, alla cultura bresciana per i piani profondi di luce che definiscono i volumi, alle prime esperienze pordenonesche per la rustica “devianza”del Bimbo Gesù che gioca con la palma di Santa Lucia. Tutto questo è riassunto in una equilibrata misura di volumi e piani luminosi di colore ed è sintetizzato nella piccola Lucia, intenta a giocare con il “fulvo cagnolo”, disegnata con lenticolare precisione nel diadema sulla testa, nella collana di perle e coralli al collo, nella raffinata vestina a righe verdi e rosa, nelle babbucce rosse contro il grigio del trono. E’ un brano tutto lottesco, forse trasposto, in vesti infantili, dalla Fanciulla con la pelliccia di martora di Vienna, e che, tuttavia, prelude, nei tocchi di luce, alla produzione successiva di Jacopo ed ai raggiungimenti coloristici veronesiani.

Il dipinto è stato esposto dopo il suo restauro alla mostra dedicata a Jacopo Bassano presso il Museo Civico di Bassano del Grappa e successivamente al Kimbell Art Museum di Forth Worth, Texas nel 1992-1993.

Note storiche tratte da: G. Ericani, Jacopo Bassano, Nuova Alfa Editoriale, Bologna 1992, pp. 10-11.

Relazione tecnica sul restauro: Maria Gabriella De Monte, S.E.I. 1983 s.n.c. di Roma.