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	<title>Arpai &#187; In corso di restauro</title>
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	<description>Associazione per il Restauro del Patrimonio Artistico Italiano</description>
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		<title>Genova – Galleria Nazionale di Palazzo Spinola – Ludovico Brea  (2010)</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 23:10:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archivio restauri]]></category>
		<category><![CDATA[In corso di restauro]]></category>
		<category><![CDATA[Liguria]]></category>

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		<description><![CDATA[Restauro pittorico
Opera:
Ascensione di Cristo, 1483, olio su tavola (200 x 100 cm)
Autore:
Ludovico Brea (* 1450 ca., + 1522-1525 ca.).
Provenienza dell&#8217;opera:Galleria Nazionale di Palazzo Spinola
Direzione dei lavori:
affidato alla ditta Nino Silvestri Restauri s.n.c.
Indagini scientifiche:
ditta Nino Silvestri Restauri s.n.c.
Documentazione Fotografica:
Galleria Nazionale di Palazzo Spinola

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ARTICOLI




 
2010 &#8211; ArteDossier n. 272 &#8211; Il Cavaliere Itinerante











 
2010 &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>Restauro pittorico</h5>
<p><strong>Opera:<br />
</strong><em>Ascensione di Cristo</em>, 1483, olio su tavola (200 x 100 cm)</p>
<hr id="null" /><strong>Autore:</strong><br />
Ludovico Brea (* 1450 ca., + 1522-1525 ca.).</p>
<hr id="null" /><strong>Provenienza dell&#8217;opera:</strong>Galleria Nazionale di Palazzo Spinola</p>
<hr id="null" /><strong>Direzione dei lavori:</strong><br />
affidato alla ditta Nino Silvestri Restauri s.n.c.</p>
<hr id="null" /><strong>Indagini scientifiche:</strong><br />
ditta Nino Silvestri Restauri s.n.c.</p>
<hr id="null" /><strong>Documentazione Fotografica:</strong><br />
Galleria Nazionale di Palazzo Spinola</p>
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<h2 style="text-align: center;"><a href="http://maps.google.it/maps?f=q&#038;source=s_q&#038;hl=it&#038;geocode=&#038;q=galleria+nazionale+di+palazzo+spinola&#038;sll=44.410848,8.930467&#038;sspn=0.039424,0.090895&#038;ie=UTF8&#038;hq=&#038;hnear=GALLERIA+NAZIONALE+DI+PALAZZO+SPINOLA,+Piazza+di+Pellicceria,+1,+16123+Genova,+Liguria&#038;z=15" target="_blank">Visualizza luogo intervento</a></h2>
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<h5>ARTICOLI</h5>
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<p>Questa fondamentale testimonianza della produzione di Ludovico Brea venne menzionata dallo storico ligure Raffaele Soprani all’interno della biografia dedicata all’artista contenuta nelle Vite de’ Pittori, Scoltori ed Architetti Genovese, e de’ Forastieri che in Genova operarono edite nel 1674.<br />
Lo storico ricordò infatti la presenza “in S. Maria di Consolazione” di Genova della “Gloriosa Ascensione di Cristo Salvator Nostro” recante in basso l’iscrizione “Ad laudemsummi, scandentisque Etera Christi; Petrus de Fattio divino munere fecit hoc opus impingiLudovico Niciae natus 1483. die 17 Augusti.  Sulla base di quanto riportato nella suddetta iscrizione, andata perduta in quanto verosimilmente inserita in corrispondenzadel bordo inferiore della carpenteria, il dipinto,  che in origine costituiva lo scomparto centrale di un’ancona di notevoli dimensioni poi smembrata,  fu commissionato all’artista dal notaio genovese Pietro Di Fazio nel 1483 per la propria cappella sita nell’antica chiesa della Consolazione in Artoria (Val Bisagno),  come ulteriormente ribadito nel secolo seguente da Carlo Giuseppe Ratti rielaborando la biografia seicentesca tracciata da Soprani (R. Soprani,C.G. Ratti, Vite de’ pittori, scultori et architetti genovesi e de’ forestieri che in Genova operarono, Genova 1768).</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-637" src="http://www.arpai.org/wp-content/uploads/2010/07/breaspinola_genova_566x5661.jpg" alt="" width="566" height="566" /></p>
<p>Della tavola, trasferita nella nuova sede della chiesa della Consolazione, edificata a partire dal1682 nel borgo di San Vincenzo, risultavano perse le tracce almeno dalla fine del XVIII secolo. Come documentato da Federigo Alizeri la tavola fu in seguito acquistata  “con signorile animo incerto paesello della Riviera” dai “patrizi Negrotto” e nel 1868 venne esposta,  con l’attribuzionea Ludovico Brea,  dal marchese G.B. Negrotto-Cambiaso in occasione dell’Esposizione Artistico Archeologico Industriale allestita presso l’Accademia Ligustica di Genova. Segnalato in numerosi studi pubblicati nel corso del Novecento quale importante tassello per la ricostruzione dell’intera biografia di Brea e, nello specifico, della sua attività per la Superba –dove soggiornerà in più occasioni collaborando con artisti come Lorenzo Fasolo e Giovanni Barbagelata venendo così in contatto con la produzione rinascimentale di matrice lombarda -, la pala,  che allo stato attuale delle ricerche costituisce la prima opera eseguita da Brea per un mecenate genovese,  è stata sottoposta nuovamente all’attenzione della critica in epoca recente grazie in particolare alla pubblicazione di contributi che hanno permesso di meglio precisare e ampliare le conoscenze relative al dipinto,  nel frattempo rintracciato presso una collezione privata,  dove giunse per via ereditaria dalla famiglia Negrotto-Cambiaso.</p>
<p>Si devono infatti ad Anna De Floriani e Claire-Lisa Bionda due importanti approfondimenti sull’opera, ritenuta da entrambe le studiose uno dei vertici della produzione di Ludovico Brea (C.L. Bionda,L’Ascension de Louis Bréa. Un inédit retrouvé dans una collection privée, in “L’Oeil”, 434,settembre 1991, pp.35-37),  confermandone in questo modo la completa autografia,  del resto mai smentita dalla critica,  come illustrato ancor più recentemente sempre dalla Schwok  (C.L.Schwok, Louis Bréa ca. 1450 – ca. 1523, Parigi 2005, scheda P.2, pp. 131 – 132).</p>
<p>Sono numerose le influenze individuabili nella preziosa immagine, dai debiti nei confronti della lezione fiamminga e franco-provenzale percepibili tanto nella definizione del brano paesaggistico quanto nella costruzione dei due angeli posti ai lati del Salvatore, al clima mediterraneo riscontrabile nell’impiego della superficie dorata, di ricercatezze cromatiche e luministiche.</p>
<p>La tavola era inserita al centro di un’ancora di notevole dimensioni che, come nel caso della Pala della Vergine della Misericordia di Taggia realizzata tra il 1438 e il 1488, doveva presentare ai lati quattro figure di santi a figura intera e nel registro superiore altrettante immagini a mezza figura.  Il tutto era inserito all’interno di una complessa cornice dorata di gusto tipicamente ligure, elemento di cui si sono conservate alcune parti che contornano il manufatto di collezione privata connotate da un ricco e minuzioso motivo a giorno finemente lavorato.</p>
<p>La straordinaria qualità esecutiva dell’opera è ulteriormente palesata da dettagli come l’accurata stesura dei tratti somatici degli apostoli, indagati singolarmente quasi si trattassero di ritratti, la lavorazione delle numerose teste di cherubini che circondano la solenne immagine centrale, nonché la stesura,  alla stregua di un oggetto di oreficeria, di alcune iscrizioni inserite in corrispondenza del collo e del bordo inferiore della veste indossata dal Cristo.</p>
<p>(a cura di Gianluca Zanelli, conservatore Galleria Nazionale di Palazzo Spinola)</p>
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		<title>Genova &#8211; Galleria Nazionale di Palazzo Spinola &#8211; Pieter Paul Rubens (2010)</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 23:00:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[In corso di restauro]]></category>
		<category><![CDATA[Liguria]]></category>

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		<description><![CDATA[Restauro pittorico
Opera:
Ritratto di Gio. Carlo Doria a Cavallo, olio su tela (265 x 188 cm)
Autore:
Pieter Paul Rubens (* 1577, + 1640)
Provenienza dell&#8217;opera:Galleria Nazionale di Palazzo Spinola
Direzione dei lavori:
affidato alla ditta G. Franca Carboni, restauro di dipinti
Indagini scientifiche:
G. Franca Carboni, restauro di dipinti
Documentazione Fotografica:
Galleria Nazionale di Palazzo Spinola

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ARTICOLI



 
2010 &#8211; ArteDossier n. 272 &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>Restauro pittorico</h5>
<p><strong>Opera:<br />
</strong><em>Ritratto di Gio. Carlo Doria a Cavallo</em>, olio su tela (265 x 188 cm)</p>
<hr id="null" /><strong>Autore:</strong><br />
Pieter Paul Rubens (* 1577, + 1640)</p>
<hr id="null" /><strong>Provenienza dell&#8217;opera:</strong>Galleria Nazionale di Palazzo Spinola</p>
<hr id="null" /><strong>Direzione dei lavori:</strong><br />
affidato alla ditta G. Franca Carboni, restauro di dipinti</p>
<hr id="null" /><strong>Indagini scientifiche:</strong><br />
G. Franca Carboni, restauro di dipinti</p>
<hr id="null" /><strong>Documentazione Fotografica:</strong><br />
Galleria Nazionale di Palazzo Spinola</p>
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<h2 style="text-align: center;"><a href="http://maps.google.it/maps?f=q&#038;source=s_q&#038;hl=it&#038;geocode=&#038;q=galleria+nazionale+di+palazzo+spinola&#038;sll=44.410848,8.930467&#038;sspn=0.039424,0.090895&#038;ie=UTF8&#038;hq=&#038;hnear=GALLERIA+NAZIONALE+DI+PALAZZO+SPINOLA,+Piazza+di+Pellicceria,+1,+16123+Genova,+Liguria&#038;z=15" target="_blank">Visualizza luogo intervento</a></h2>
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<p>L’opera fu dipinta direttamente per il mecenate genovese nel 1606 e compare, come descritta in epigrafe,  già nel primo inventario noto della collezione di Gio. Carlo Doria,  redatto entro il 1617.</p>
<p>La grande tela, menzionata in tutti i tre inventari successivi della raccolta è poi tra i beni delfiglio Agostino che, dopo la prematura morte, nel 1640 passano allo zio Marcantonio Doria. Quest’ultimo, nell’ultima redazione del proprio testamento (1651), lo inserisce nel novero dei più importanti ritratti di famiglia destinati al figlio secondogenito Gio. Francesco.  Subentrata la sua discendenza nella primogenitura,  è destinato anche in questo passaggio al ramo cadetto,  che abita il palazzo che era stato residenza di Gio. Carlo ove,  nel corso della metà settecento, è menzionato nelle guide di Carlo Giuseppe Ratti nella quadreria allora di Marcantonio IV Doria. Come tale è registrato per un’ultima volta a Genova nell’inedito Inventario dei beni lasciati e ritrovati dopo la morte di Sua Eccellenza l’ora defunto signor D. Marc’Antonio Doria Principe d’Angri del fu Signor Principe d’Angri allo spirito Spirito Santo dove rimase per un secolo.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-642" src="http://www.arpai.org/wp-content/uploads/2010/07/rubens566x734.jpg" alt="" width="566" height="734" /></p>
<p>Alla vendita Doria d’Angri nel 1940 fu acquistato da Maria Termini . Su imposizione di Benito Mussolini nel 1941 è cedutoad Adolf  Hitler che intendeva destinarlo al costituendo museo di Linz.  Dopo la seconda guerra mondiale venne recuperato in Germania da Adolfo Siviero nel 1948 e restituito allo stato italiano,che lo destinò a Firenze, Palazzo Vecchio, fino al 1985.</p>
<p>Dal 1985 al 1988 è assegnato al Museo di Capodimonte a Napoli e nel 1988 è arrivato a sede attuale.</p>
<p>(Tratto da I ritratti dei Doria a cura di Piero Boccardo)</p>
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