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Comitato scientifico

La conoscenza, l’analisi, la conservazione e la valorizzazione sono elementi di uno stesso sistema, essi sono interconnessi e non dovrebbero essere considerati come settori autonomi se si ha come obiettivo il godimento del patrimonio artistico, non solo per l’oggi ma anche per le generazioni future.

La conoscenza non può fare a meno delle informazioni derivanti dalle analisi dei materiali e la conservazione è sempre più legata alle metodologie scientifiche diagnostiche e di controllo. Per quel che concerne poi la valorizzazione, occorre ricordare che non ci può essere valorizzazione senza conservazione, ciò significa che quest’ultimo segmento del sistema deve rimanere condizionato dalle necessità stringenti dei principi conservativi. Malgrado però il grande sviluppo delle tecniche di restauro, è però vero che ogni intervento restaurativo comporta la perdita di qualcosa anche infinitamente piccolo che ci porta a dire che l’opera d’arte comunque non è mai più la stessa. Per queste ragioni le indagini tecnologiche giocano un importante ruolo nella conoscenza e nella conservazione. E’ anche peraltro importante sottolineare la necessità di un sinergico atteggiamento di collaborazione per così dire “trasversale” tra i tecnologi e gli storici al fine di avere il massimo sfruttamento delle informazioni, migliorare la conoscenza delle opere d’arte e diminuire la frequenza e l’entità degli interventi di restauro, con risparmi economici considerevoli e migliore conservazione delle opere.

I progetti di restauro finanziati dall’A.R.P.A.I., infatti, sono sempre stati caratterizzati da standard scientifici molto elevati anche con l’uso di sofisticate tecnologie e di moderni metodi analitici non distruttivi, cioè in grado di analizzare un’opera senza toccarla. Per citare soltanto qualche esempio, si può ricordare l’analisi con fluorescenza a raggi x per la conoscenza dei pigmenti della “Deposizione”del Pontormo, affreschi distaccati conservati nella Certosa del Galluzzo a Firenze: analisi radiografiche e di fluorescenza a raggi x sul “Polittico di S. Agostino” del Perugino conservato nella Galleria Nazionale dell’Umbria, analisi termografiche e di fluorescenza a raggi x sugli affreschi di Maso di Banco in Santa Croce a Firenze; ed infine analisi ICP-OES (Inductively Coupled Plasma Optical Emission Spectroscopy) e ancora fluorescenza a raggi x sulla Porta Bizantina della Basilica di S. Paolo fuori le mura a Roma.

L’A.R.P.A.I. si caratterizza inoltre per il particolare modello di intervento, essa infatti, con il suo Consiglio Scientifico, seleziona l’opera da restaurare tra quelle che sono manifestamente in cattivo stato di conservazione e concorda con la Soprintendenza responsabile della tutela l’opportunità di intervenire predisponendo un progetto di restauro. Sceglie, d’accordo con la Soprintendenza, il restauratore o la ditta di restauro, cercando di ottimizzare i tre parametri: qualità del lavoro, professionalità e serietà degli operatori coinvolti e costi contenuti.

Inoltre sollecita, consiglia e segue le indagini scientifiche utili alla conoscenza dell’opera da restaurare ed indispensabili per una corretta operazione di restauro.

Maurizio Diana
Coordinatore del Comitato Scientifico