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Cos’è ARPAI

Cos’è ARPAI

Inquadrare l’argomento “ARPAI” entro una nota che si appoggia sul concetto di passione può sembrare una volontaria accentuazione di tipo sentimentale; forse lo è e non ci dispiace che lo sia, dati i tempi, date le difficoltà che ogni giorno s’incontrano sulla via del restauro dei monumenti del Patrimonio pubblico. L’associazione ARPAI è nata propriamente per passione, e si regge su di essa perché non può che essere così.
La passione è il “motore” di Paolo Marzotto che oramai vent’anni fa ricevette la visita di Donatella Asta, allora rappresentante del World Monuments Fund in Italia, per chiedergli di fondare un comitato italiano dell’organizzazione americana. Paolo Marzotto aveva già una lunga “carriera” di mecenate; era stato infatti il fondatore dei Premi Marzotto e sosteneva da sempre numerose attività impegnate nella conservazione e nel restauro dei beni culturali. L’idea che italiani o no tutti potevano, meglio dovevano, interessarsi alla vita di un Patrimonio così vasto e così fragile lo colse a segno ed egli convogliò forze ed amicizie nella fondazione del Comitato Italiano del World Monuments Fund da cui è nata più tardi (nel 2000) ARPAI: Associazione per il Restauro del Patrimonio Artistico Italiano.

Molti erano gli esempi di questo spirito sui quali fare leva: il concorso del mondo intero per salvare Firenze dopo l’alluvione del ’66, la partecipazione altrettanto vasta da parte di Comitati per la salvaguardia di Venezia, l’attenzione dell’UNESCO nei confronti di numerosissimi luoghi sparsi per l’Italia; e poi non dimentichiamo Italia Nostra e i Comitati degli Amici dei Monumenti e del Paesaggio o il Fondo per l’Ambiente Italiano, il FAI.

L’impegno di ARPAI è rivolto al Patrimonio pubblico, alle opere che il pubblico può vedere senza riserve, nei musei, nelle chiese e conventi, nelle scuole e nelle biblioteche, e in tutti quei siti, anche privati, ma che siano aperti al pubblico.

La struttura

ARPAI si è focalizzata sui suoi obiettivi e quindi dissociata dal World Monuments Fund che proponeva al Comitato italiano di concentrare impegno e mezzi esclusivamente per il restauro di complessi monumentali e siti di grande rilievo e dimensione e non di opere singole (dipinti, sculture, oreficerie ecc.) pur in condizione di rischio altrettanto allarmante. All’epoca WMF aveva scelto l’area archeologica di Pompei e chiedeva di intervenire esclusivamente in tale ambito.

È nata così ARPAI, indipendente da World Monuments Fund, per dedicarsi direttamente e senza condizionamenti al Patrimonio di tutta Italia. Per poter procedere in maniera più snella la struttura organizzativa è stata basata su: – un Comitato Scientifico del massimo rilievo, che riunisce esperti di problematiche connesse al restauro e alla conservazione, – un Consiglio Direttivo formato dal Presidente e da 13 Consiglieri eletti fra i Soci dall’Assemblea di ARPAI. Il Comitato Scientifico si è formato per consultazione da parte del professor Maurizio Diana e del Presidente dell’Associazione che hanno avuto la disponibilità di un gruppo di esperti, docenti universitari, soprintendenti e conserva- tori di musei.

I Soci di ARPAI sono principalmente italiani ma non mancano le presenze di cittadini stranieri, europei e statunitensi, che partecipano alle attività culturali che l’Associazione propone periodicamente per promuovere la conoscenza dell’immenso Patrimonio italiano.

Il Comitato e l’Assemblea si riuniscono una volta all’anno mentre il Consiglio Direttivo normalmente due volte. Dapprima per presentare al Comitato Scientifico lo studio preliminare sulle diverse richieste di intervento che pervengono entro l’anno solare, e quindi una seconda volta, dopo la riunione del Comitato che ha il compito di valutare i vari aspetti dei progetti — importanza del monumento da restaurare, suo stato di conservazione, analisi preliminari al restauro, metodologie di esecuzione dello stesso, preventivi di costo-, per stimare le possibilità finanziarie e deliberare sui restauri che impegneranno l’Associazione.
Il Comitato Scientifico ha un altro compito precipuo, quello di seguire i cantieri di restauro nel corso delle varie operazioni.

Collaborazione con Istituzioni e restauratori. I fondi economici

Una precisa valutazione dei finanziamenti erogati dall’Associazione in questi ultimi cinque anni, ad esempio, ci permette di dichiarare che ARPAI ha impegnato circa 200.000 € per anno tenendo conto che l’erogazione dei fondi avviene per fasi di avanzamento dei restauri. Questo calcolo è reso sulla base del fatto che i restauri in corso sono diversi e che il tempo di esecuzione è variabile da qualche mese ad uno/due anni secondo la dimensione e la tipologia degli stessi. L’intervento per il restauro delle 13 tavolette della Maestà di Duccio di Buoninsegna è costato 116.066,05 €; il restauro della Croce dipinta di Ugolino di Nerio della Chiesa dei Servi di Siena, 60.000 €; il restauro delle sculture di Arnolfo di Cambio del Museo dell’Opera del Duomo di Firenze è costato 13.920 €; il restauro del Tabernacolo dei Linaioli del Beato Angelico, comporta un finanziamento di 55.200 €; il restauro del paliotto d’altare di Nicola da Guardiagrele della Cattedrale di Teramo è costato 57.158,51 € , mentre quello degli affreschi della Sala dei Giganti a Padova è stato finanziato con 150.000 € dai fondi ARPAI e 63.000 € da donazioni interne dei Soci su un ammontare totale di oltre 600.000 € serviti al restauro degli affreschi e alle opere straordinarie riservate alla Sala e raccolti globalmente dalla campagna “Adotta un Gigante” promossa da ARPAI.

È evidente che il primo criterio per l’adozione di un restauro sta nella possibilità di averne o trovarne le risorse economiche. Ma la decisione è condizionata dallo stato reale dell’opera per cui è richiesto il nostro intervento. Una situazione particolarmente drammatica, il pericolo per la sua conservazione, ci inducono ad affrontare l’emergenza e a trovare tutte le vie possibili per salvarla. Ci sono poi altre considerazioni che sollecitano più o meno la nostra immediata risposta; ad esempio quando il restauro e gli studi preliminari e quelli che ne derivano sono richiesti per opere che verranno esposte in mostre di particolare rilievo. Talora questa evenienza viene considerata con particolare attenzione perché un’opera presentata nelle grandi mostre dà un ritorno d’immagine che non possiamo sottovalutare. I fondi economici provengono dalle donazioni annuali che ARPAI riceve dai suoi Soci e da donazioni straordinarie che li impegnano ulteriormente; ma, date le numerose proposte che ci pervengono, si ricercano altri partecipanti/ co-sponsors per alcuni restauri di grande impegno economico.

Proteggere e sensibilizzare

Tra le garanzie che l’Associazione chiede alla Proprietà è di operare per la visibilità di ARPAI e degli eventuali partners nelle manifestazioni legate all’opera restaurata. Questo comprende tutte le pubblicazioni sull’opera dopo il restauro, gli articoli a stampa o le presentazioni di vario tipo, televisive o radiofoniche, e le comunicazioni che possono essere fatte in occasione di inaugurazioni e celebrazioni a riguardo del restauro. I restauri sono segnalati nei luoghi di esposizione delle opere da una targa commemorativa che cita l’intervento dell’Associazione e degli altri donatori eventuali. La visibilità è richiesta per la necessità che abbiamo di informare il pubblico sui nostri interventi per quelle ragioni che avvantaggiano il nostro operato incentivando il numero dei soci o trovando una più larga intesa con i privati e gli organismi dei quali chiediamo la collaborazione. Il nostro scopo infatti è sì principalmente quello di assicurare la protezione del Patrimonio, ma è anche di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di intervento dei privati per la salvaguardia dei tesori storici ed artistici del nostro Paese.

Questa è la via che si percorre per ottenere credito presso i privati: la massima attenzione nella scelta dei restauri ed il controllo che le opere restaurate, una volta ricollocate in sito, abbiano tutte le garanzie necessarie per la loro conservazione e protezione, la massima trasparenza nella gestione economica, una adeguata comunicazione sul nostro operato. Nel corso dei vent’anni di attività, ARPAI (fino al 1999 con il nome di Comitato Italiano del World Monuments Fund) non ha trovato particolari difficoltà, fatta eccezione per il reperimento dei fondi necessari che sempre più spesso devono essere ricercati al di fuori della cassa dell’Associazione poiché i mezzi propri sono relativamente modesti per far fronte al numero e all’entità dei progetti che ci vengono proposti.

Le garanzie che noi forniamo sono indubbiamente decisive ma la disponibilità delle risorse è tuttavia limitata e non possiamo dare altro vantaggio a coloro che partecipano al finanziamento dei restauri oltre un riconoscimento ufficiale della loro donazione e la certificazione degli importi donati con la possibilità delle detrazioni fiscali che sono consentite per il fatto che l’Associazione è legalmente riconosciuta (DM 1/9/91). Le stesse condizioni fiscali sono valide per i Soci che aderiscono ad ARPAI con i contributi associativi annuali, anch’essi detraibili con la presentazione della quietanza che viene rilasciata secondo le norme previste dall’articolo 14 del DL 2005 n. 35.

Una proposta di alleanza tra le organizzazioni che si impegnano per il restauro e la conservazione del Patrimonio nazionale

Nel budget nazionale i fondi riservati alla conservazione del Patrimonio sono assolutamente insufficienti; l’Italia concede molto meno degli altri paesi europei quantunque la concentrazione e l’importanza dei monumenti presenti nel nostro territorio siano di gran lunga superiori. Basti pensare che si ritiene che l’intero Patrimonio spagnolo corrisponda in grandezza a quello della sola Toscana.

Le Associazioni che difendono i monumenti e i siti sono troppo poco collegate tra di loro o non lo sono affatto e la frammentazione non avvantaggia la difesa dei beni culturali. Si potrebbe fare di più se solo ci fosse la possibilità di creare un collegamento tra le varie organizzazioni che hanno medesimi intenti per la creazione di una “banca dati” che permetta di dialogare e allearsi in progetti comuni.

La cosa non è impossibile ma chiede il superamento di quella mentalità individualistica che caratterizza il nostro Paese; non è cosa da poco. Si pensi alla forza che si potrebbe avere nei confronti dei politici se esistesse un fronte comune di cittadini che operano per la difesa del Patrimonio. Un primo argomento che in comune accordo potrebbe dare immediati risultati è quello di proporre la riduzione o la soppressione dell’ IVA sui restauri, finanziati dai Privati, rivolti a Beni Culturali di proprietà dello Stato. Noi punteremo sull’informazione, anche attraverso il nostro sitoweb. Esso dovrebbe darci alcune risposte anche su quesiti riguardanti un censimento delle Associazioni che operano come noi e soprattutto ampliare i contatti tra di esse; un vero “focus” sarà quello di coinvolgere le fasce più giovani tra i cittadini per accattivarne l’interesse e la presenza in una struttura come la nostra che ha per obiettivo di salvaguardare il Patrimonio culturale per le future generazioni.