Restauro pittorico
Opera:
Paliotto d’altare, Santa Maria Maddalena, fine sec. XV, tempera su tavola (89 x 232 cm)
Autore:
attr. Donnino e Agnolo di Domenico del Mazziere
Provenienza dell’opera:
commissionata per la collocazione attuale
Direzione dei lavori:
Monica Bietti della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Firenze, Pistoia e Prato e Fiorenza Scalia, Direttore dei Musei e del Patrimonio Artistico del Comune di Firenze.
Il restauro è stato eseguito da Giovanni Cabras & C. di Colognole (LI) con la collaborazione di Giovanni Castorini e Sabrina Tranchida.
Documentazione fotografica:
Renato Castorini
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NOTE STORICHE E SUL RESTAURO
ARTICOLI
L’arredo delle numerose cappelle della chiesa brunelleschiana veniva indicato dall’architetto stesso: un altare con un paliotto dipinto a imitazione di un tessuto damascato o ricamato, una pala d’altare composta da un’unica tavola con cornice dorata e finemente intagliata.
La cappella fu fondata da Matteo Corbinelli negli ultimi anni del XV secolo. Il paliotto è di qualità straordinaria e, come la pala d’altare, è stato attribuito ai fratelli Donnino e Agnolo di Domenico del Mazziere. La superficie pittorica che riproduce nella maniera più realistica un tessuto di “broccatello” presentava estese abrasioni causate da precedenti puliture troppo aggressive. L’intervento di integrazione pittorica sono risultati particolarmente complessi specialmente sulla figura della Maddalena. E’ stata infine adottata una soluzione che privilegiasse la necessità di rinforzare ciò che rimaneva della materia pittorica originale senza però snaturare l’opera con l’eliminazione di alcuni interventi e danni prodotti nel tempo.
Il supporto ligneo di questo paliotto si è mostrato in fase di restauro in condizioni migliori rispetto a quello descritto nella scheda del paliotto della “Discesa dello Spirito Santo”. Aggredito anche questo dai tarli, conservava però una sufficiente robustezza anche negli originali appoggi a terra. Le antiche traverse inchiodate mostravano di svolgere ancora la loro funzione senza provocare alcun danno all’assetto delle tavole. Si notavano solo delle particolari decoesioni di non grave entità. Le minori difficoltà nel restauro del supporto ligneo venivano però ad essere bilanciate ampiamente dalle maggiori difficoltà che si sono affrontate nel restauro della superficie dipinta, ove una vecchia pulitura aveva oltremodo danneggiato i tessuti originali. Anche gli episodi traumatici, graffi, buchi da chiodo, ammaccature etc. risultavano più diffusi e di particolare gravità specie nel tondo centrale ov’è raffigurata la Maddalena. Qui le vecchie reintegrazioni avvilivano, nella loro poco nobile materia, l’originaria sottile espressione iconografica.
La particolare delicatezza della materia originale di questo dipinto è da ricondursi alla tecnica esecutiva alla quale il pittore era ricorso per rappresentare nella maniera più realistica il tessuto di “broccatello”, sfruttando la trasparenza della imprimitura, con velature dorate (sottile velo di giallo) per il fondo e lacca carminio per il motivo ornamentale.I colori quindi, nel loro relativo corpo, si erano mostrati più aggredibili all’azione alcalina dei vecchi solventi.
L’attuale rimozione dello sporco e delle vernici raggrumate ed ossidate, in relazione alla precarietà della materia pittorica, si è rivelata particolarmente difficoltosa.
Analoghi procedimenti descritti nella scheda precedente sono stati adottati sia per la pulitura che per le stuccature e quindi per le integrazioni pittoriche delle lacune.
Note sul restauro dalla documentazione fornita da: Giovanni Cabras, Archivio A.R.P.A.I.
Il nostro obiettivo è principalmente quello di salvare opere “in pericolo” per la loro conservazione e, nella storia di A.R.P.A.I., ci sono stati alcuni casi di “estremo pericolo”: senza il nostro intervento avrebbero avuto un destino tragico..
Paolo Marzotto
Presidente ARPAI
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