Restauro pittorico e restauro della cornice lignea
Opera:
Lunetta: Rivelazione di Gesù a Sant’Agostino, inizi sec. XVII, olio su tela (110 x 170 cm)
Autore:
attr. Ulisse Giocchi o Ciocchi da Monte San Savino, detto lo Zoppo
Provenienza dell’opera:
commissionata per la sede attuale (?)
Direzione dei lavori:
Stefano Francolini, Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Firenze, Pistoia e Prato e Fiorenza Scalia, Direttore dei Musei e Patrimonio Artistico del Comune di Firenze.
Il restauro è stato affidato alla ditta Lisa Venerosi Pesciolini di Firenze.
Documentazione fotografica:
Antonio Quattrone, Quattrone Photo Snc. di Firenze
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NOTE STORICHE E SUL RESTAURO
ARTICOLI
La cornice lignea che incornicia la lunetta è dipinta in grigio ad imitazione della pietra serena; per fattura e decoro appartiene al tardo secolo XV o agli inizi del successivo, si è proposto che essa appartenesse ad una più grande struttura lignea e che sia stata adattata per coronare il portale. Il dipinto inserito nella cornice lignea rappresenta un episodio miracoloso della vita di Sant’Agostino. Il Santo è inginocchiato nell’atto di baciare la gamba destra di un pellegrino seduto, che, come appare evidente nella tipologia iconografica del volto, si palesa essere il Cristo. L’iscrizione che corre dipinta nella cornice “MAGNE PR’AUGU HODIE MERUISTI VIDERE FILIU DEI IN CARNE TIBI COMÆNDO ECCLESIAM MEAM” si collega perfettamente all’iconografia del dipinto. L’attribuzione proposta è suffragata da una scheda inventariale dell’Ufizio delle Belle Arti e Antichità del Comune di Firenze redatta nel 1914 e dalla Guida di Firenze del Gargioli,1819, mentre altre fonti riferiscono l’opera ad ignoto pittore (Fantozzi, 1842).
La tela è dipinta ad olio su una preparazione di terre miste ad olii secondo la tecnica del ‘600; è inserita in una cornice lignea composita costruita nel ‘500 che probabilmente assolveva bel altra funzione. L’inserimento della tela nella cornice è posteriore ed eseguito in maniera approssimativa, infatti la luce reale della cornice è più piccola di cinque centimetri rispetto alle dimensioni del dipinto; la tela è quindi appuntata con bullette sul listello perimetrale che separa il bordo intagliato di finitura della luce dal corpo della cornice monumentale.
Le condizioni di disomogeneità di pensionamento in cui si è trovata la tela unitamente alle escursioni termoigronomiche a cui l’ambiente è sottoposto, in brevi tempi ha provocato degli allentamenti irregolari e la formazione di borse che hanno caricato peso su alcune parti più che su altre provocando l’allentamento delle cuciture, strappi della tela, sollevamenti e cadute di colore.
Molte sono le zone lacunose soprattutto in corrispondenza delle tonalità brune e nerastre; infatti i pigmenti terrosi sono di natura più deboli e meno resistenti dei cadmi o delle biacche.
La pittura è ricoperta da una vernice bituminosa tipica del XIX secolo (stesa probabilmente per mascherare lo stato già lacunoso della pittura), che ne impedisce la giusta fruizione: l’opera infatti già dipinta su tonalità scure e con netti contrasti chiaroscurali secondo l:o stile del ‘600, è divenuta illeggibile poiché i mezzi toni hanno perso il loro valore, i contrasti luce/ombra si sono appiattiti e la cromia si è trasformata rispetto ai suoi rapporti originari.
L’intervento di restauro ha provveduto ad assottigliare lo spesso strato di vernice marrone fino a ritrovare valori cromatici e prospettici credibili nel tentativo di ricostruire un equilibrio; quindi si è proceduto con il consolidamento delle fibre della tela e con la fermatura degli stacchi pittorici utilizzando la caratteristica di plasticità della resina termoplastica Plexisol e quella più cristallina della colletta animale che ha completato l’intervento conferendo all’insieme maggiore stabilità e resistenza. Con questo sistema il dipinto è stato anche impermeabilizzato e quindi protetto dall’eccessivo assorbimento di umidità che il microclima ambientale gli impone.
La rintelatura è avvenuta a pasta secondo il metodo fiorentino utilizzando il sottovuoto perché l’adesione delle due tele avvenisse senza compromettere l’andamento superficiale della pittura, ovvero mantenendo intatte la vivacità ed i rilievi del colore fino alle cordature delle pennellate. Le stuccature delle lacune sono state eseguite con stucco a oro ed il restauro pittorico si è fatto con l’impiego di colori a tempera magra e a vernice.
La prima verniciatura è stata eseguita con resina mastice a pennello, successivamente si è utilizzata una vernice mat a spruzzo.
Si è quindi dovuto affrontare il problema della ricollocazione: era necessario mantenere inalterate nella forma e nelle dimensioni sia la cornice che la tela dipinta; siamo stati perciò indotti a sacrificare i cinque cm della cornice che comunque erano coperti prima del restauro dato che era impensabile ridurre la tela per una tale superficie. Perché poi la tela integra risultasse inserita nella cornice e costituisse con essa un insieme omogeneo non era possibile tensionarla su un telaio in legno ad espansione dello spessore di due centimetri. I cinque centimetri di tela che sopravanzavano si sono irrigiditi con resina termoplastica in modo che la tela sola sormonti l’intaglio senza creare spessore. L’insieme popi è stato applicato alla cornice mediante piccoli ganci che si inseriscono maschio e femmina rispettivamente nel telaio e nel compensato che maschera la luce della cornice.
La cornice monumentale intagliata era dipinta a tempera magra ad imitazione della pietra serena su una base di stucco a gesso e colla animale. Presentava diverse lacune nei suoi componenti strutturali e decorativi ed aveva subito un massiccio attacco di insetti xilofagi; la preparazione di base alla pittura era completamente decorsa a causa di un forte assorbimento di umidità o addirittura di acqua; era farinosa, si staccava dal fondo ligneo e non poteva più essere di supporto alla pittura; moltissime ed estese erano infatti le zone lacunose.
Data la instabilità degli strati pittorici, come prima operazione si è dovuto eseguire la fermatura del colore tramite colletta animale secondo un procedimento che limitasse lo scurimento della tempera e soprattutto la sua macchiatura.
Con leggera tamponatura ad acqua si è cercato di asportare i leggeri cumuli di sporco e polvere che ricoprivano la scritta non coeva ma eseguita nel momento in cui la tela dipinta fu appoggiata alla cornice. Si sono stuccati gli intagli costruiti “ex novo” e quelle lacune che creavano un dislivello apprezzabile rispetto alle zone circostanti; le altre parti si sono lasciate scoperte nel legno antico. Il restauro pittorico a selezione cromatica con colori a tempera ha cercato di uniformare ed equilibrare lq cornice in tutte le parti cercando di mantenere la sensibilità della pietra serena e quindi il cangiantismo dei suoi riflessi.
Note storiche tratte dalla documentazione fornita da: Stefano Francolini, Archivio A.R.P.A.I.
Note sul restauro dalla documentazione fornita da: Lisa Venerosi Pesciolini, Archivio A.R.P.A.I.
Il nostro obiettivo è principalmente quello di salvare opere “in pericolo” per la loro conservazione e, nella storia di A.R.P.A.I., ci sono stati alcuni casi di “estremo pericolo”: senza il nostro intervento avrebbero avuto un destino tragico..
Paolo Marzotto
Presidente ARPAI
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