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Madonna Col Bambino (Fiesole Curia Vescovile – Museo Bandini – Attr. Brunelleschi)

SCOPERTA E RESTAURO DI UN CAPOLAVORO INEDITO DEL BRUNELLESCHI
Scoperta casualmente dai restauratori dell’Opificio durante un sopralluogo nel Vescovado di Fiesole,la scultura benché ben conservata, presentava delle problematiche su cui era necessario interveniretempestivamente. Il danno più importante era rappresentato da alcune fratture inadeguatamente incollate –di cui una molto estesa dalla spalla della Madonna fino al mento del bambino – che la esponevano al rischiodi rottura.Con la Madonna di Fiesole siamo di fronte ad un ritrovamento eccezionale, non solo per l’attribuzionee la straordinaria qualità dell’opera, ma soprattutto perché, come hanno dimostrato le indagini condottedall’Opificio, si tratta della scoperta di un prototipo originale, modellato direttamente in creta, da cui è statatratta una matrice per realizzare numerose repliche in terracotta e in stucco.Quest’opera è dunque fondamentale per far luce su una serie di Madonne, circa una ventina, che la criticaha ricondotto fino ad oggi soprattutto alla scuola del Ghiberti ma anche al Brunelleschi. Fanno parte diquesta tipologia alcuni esemplari conservati all’Ermitage, ai Musei di Berlino, al Museo di San Marco aFirenze, nella collezione Chigi-Saracini a Siena ed un altro, segnalato recentemente da Gentilini, allaCertosa del Galluzzo.L’opera rappresenta una giovanissima Vergine, dal volto assorto e un po’ triste, lo sguardo perso nel vuoto,che sorregge delicatamente ma con sicurezza il Figlio. Il Bambino, che si stringe teneramente alla Madrecercando protezione, ha una gamba stesa, leggermente in tensione e l’altra piegata a mostrare il piede.E’ un bellissimo gioco di gesti, pieno di umanità che sarà riproposto nelle numerose repliche ma senzaraggiungere mai questo livello di qualità.Il gruppo scultoreo poggia su una base rettangolare con la scritta “O MATER DEI MEMENTO MEI” (Madre diDio ricordati di me). L’uso di materiali preziosi come l’oro nel manto, l’azzurrite e la lacca rossa nella veste,lo splendido abitino del Bambino a bolli d’oro punzonati, rivelano per la Madonna di Fiesole una committenzamolto elevata, resa esplicita dagli stemmi che comparivano alla base della scultura, oggi purtroppo nonpiù leggibili. Come mai gli stemmi siano stati scalpellati, sembra in modo volontario, è uno dei misteri cheavvolgono l’opera.Chi è l’autore di questo capolavoro? Per Laura Speranza, storica dell’arte e direttore del settore MaterialiCeramici Plastici e Vitrei dell’Opificio, che ha diretto l’intervento sulla Madonna di Fiesole, si tratta propriodi Filippo Brunelleschi: ” Mentre alcuni studiosi attribuiscono questo tipo di Madonna alla scuola delGhiberti – perchè in una di queste copie è presente la figura di Eva sdraiata, ricavata da un calco dallaporta del Paradiso – lo studioso Luciano Bellosi riferisce questa tipologia di Madonne al Maestro delSan Pietro di Orsanmichele che individua nel giovane Filippo Brunelleschi, nella fase poco nota dellasua attività che si colloca dopo il concorso del 1401 per le porte del Battistero e prima delle grandi operearchitettoniche”. “Credo che le intuizioni e le considerazioni convincenti del Bellosi – afferma LauraSperanza – siano estremamente calzanti per quest’opera, veramente superba, che rappresenta il prototipoper tante altre repliche”. In questa Madonna sono già presenti quei caratteri che saranno peculiari dell’arte scultorea brunelleschiana,così come ci sono giunti nel crocefisso di Santa Maria Novella. I caratteri fisionomici sono indagaticon grande fedeltà naturalistica, ma sono in qualche modo trasfigurati oltre ogni contingenza terrena.La Madonna, con grandi occhi distanti fra loro, assomiglia al piccolo Gesù, con la stessa bocca quasiimbronciata, la fronte ampia e squadrata, zigomi larghi e alti che il Brunelleschi aveva già realizzatonell’angelo che ferma Abramo, nella formella bronzea del concorso del 1401.Chi commissionò questa stupenda scultura e com’è arrivata all’Arcivescovado di Fiesole? Che si trattiproprio di quella Madonna in terracotta, ricordata nel 1418, nella camera da letto di Giovanni di Bicci de’Medici, capostipite della grande famiglia di banchieri fiorentini, uno dei più importanti committenti delBrunelleschi? A sostegno di questa tesi, un particolare molto significativo: l’abitino a bolli d’oro di GesùBambino che sembra derivare proprio dallo stemma dell’Arte del Cambio, di cui Giovanni era stato piùvolte priore. E’ noto come Giovanni di Bicci de’ Medici avesse fatto parte, nel 1401, della commissione peril concorso della seconda porta del Battistero, che vide vincitore il Ghiberti ed escludere il Brunelleschi. AlBrunelleschi il mecenate affiderà il progetto e la realizzazione della Sagrestia Vecchia in San Lorenzo ela ristrutturazione della Basilica Laurenziana, oltre a partecipare, in veste di gonfaloniere, alla decisionedel governo comunale per finanziare la costruzione dello Spedale degli Innocenti, su progetto di FilippoBrunelleschi. “Sarebbe interessante poter ricostruire le vicende che hanno portato questa bellissimaMadonna a Fiesole – afferma Laura Speranza – non escluderei che possa essere giunta nell’Episcopiofiesolano dopo la Cacciata di Piero de’ Medici e della sua famiglia, avvenuta il 9 novembre 1494, a cui seguìil saccheggio del giardino di San Marco e delle altre proprietà Medicee. Forse recuperata da qualche devoto,la nostra Madonna, prima della confisca del patrimonio del Palazzo di via Larga, potrebbe essere stataaffidata agli ambienti della Curia di Fiesole, dopo avere scalpellato gli stemmi Medicei”.Il restauro, durato circa due anni, ha avuto come primo obiettivo quello di dimostrare come nel vastopanorama di opere simili, prodotte serialmente, la Madonna di Fiesole fosse un rilievo originale e non unacopia ottenuta da un calco. I notevoli spessori, lo svuotamento del retro eseguito con “mirette” di variedimensioni (strumenti che servivano per asportare la creta prima del totale indurimento), i sottosquadri moltoprofondi e infine alcune eleganti soluzioni formali, non comprese e modificate negli esemplari successivi,hanno dimostrato la tesi iniziale. Per esempio il corpo del Bambino, nella versione di Fiesole, è parzialmenteavvolto da un velo azzurro che copre anche la testa della Madonna, descrivendo un ampio panneggio soprail seno. Negli altri esemplari, questo bel motivo non è stato compreso e il Bambino appare coperto solodal manto della Madonna. Così come la corona sulla testa della Vergine, oggi senza punte, nelle replichesuccessive è stata trasformata in uno strano panneggio piegato.Verificato che si trattava di un prototipo originale, il restauro è proseguito con la rimozione di una colatadi gesso posta sul retro dell’opera per fermare le fratture, probabilmente createsi subito dopo la cottura. Dopo lo smontaggio e il rimontaggio dei vari pezzi, in cui era stata suddivisa la scultura, si è procedutoal consolidamento di alcuni strati dorati e pittorici che mostravano poca adesione al supporto. Eseguital’integrazione pittorica sia sulle dorature che sulla pittura, infine si è progettato una struttura di sostegno, nonvisibile e smontabile in ogni momento, in grado di garantire la futura conservazione dell’opera.