Madonna col Bambino, 1490-1500 circa

tempera magra su tela di lino (43x31 cm)
  • Opera: Madonna col Bambino, 1490-1500 circa - tempera magra su tela di lino (43x31 cm)
  • Autore: Andrea Mantegna
  • Provenienza dell’opera: Accademia Carrara di Bergamo
  • Direzione dei lavori: Opificio delle Pietre Dure di Firenze
  • Indagini scientifiche: Opificio delle Pietre Dure e Scuola di Alta Formazione dell’Istituto
  • Contributo: per le spese di realizzazione di una particolare teca realizzata secondo specifica progettazione atta alla conservazione della delicatissima opera del Mantegna. La progettazione e la realizzazione della particolare teca di conservazione sono state considerate parti integranti del progetto di restauro.
  • Documentazione Fotografica: Archivio dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze

Luogo dell'Opera

Note storiche

L’ Opificio delle Pietre Dure di Firenze, diretto da Marco Ciatti, ha completato il complesso intervento di restauro sulla delicatissima tela di Andrea Mantegna dell’Accademia Carrara di Bergamo. Si tratta di un dipinto realizzato con una particolare tecnica, genericamente indicata come “tempera magra”, che è molto differente dai più consueti dipinti a tempera o ad olio, ed estremamente più fragile e delicata. In passato, molti dipinti appartenenti a questa rara categoria tecnica sono stati pesantemente alterati dagli interventi di restauro, proprio perché non si era compresa esattamente la specificità dei materiali e degli effetti espressivi ricercati dall’artista. In questo caso, invece, ci troviamo di fronte a una situazione eccezionale di un’opera che ha sostanzialmente mantenuto l’effetto artistico ricercato da Mantegna. Questa tecnica prevede una sottilissima preparazione, quasi solo un’apprettatura della tela, e un legante magro del colore che crea superfici chiare e porose, che non prevedono una verniciatura finale. Il danno principale era stato causato dal cedimento della tensione della tela sul telaio e da numerose lacerazioni del supporto, dovute perimetralmente all’ossidazione dei chiodi e nella figurazione a danni casuali. A seguito di questo si era gravemente indebolita l’adesione della pellicola pittorica e si erano già verificate numerose piccole cadute di colore. I danni accidentali erano, invece, stati risanati con pesanti stuccature e ritocchi che si erano poi alterati rispetto al colore antico circostante. Per trovare il migliore rimedio a questi problemi conservativi senza poter fare ricorso alle normali metodiche d’intervento, al fine di non rischiare di alterare le caratteristiche così particolari dell’opera, si è quindi impostato, secondo la metodologia propria dell’OPD, un vero e proprio progetto di ricerca, che ha potuto anche usufruire del lavoro compiuto da una allieva della Scuola di Alta Formazione dell’Istituto, per la propria tesi di laurea. Con la collaborazione di numerosi esperti interni ed esterni all’OPD, si è quindi messo a punto un progetto che lega insieme le scelte di restauro a quelle connesse con la futura conservazione preventiva, con una serie di soluzioni assolutamente innovative.
Il risanamento delle lacerazioni e dei fori è stato compiuto interamente con l’ausilio del microscopio ottico, con il cosiddetto “metodo Heiber” che prevede una saldatura delle teste dei fili separati attraverso una complessa procedura. Questo ha consentito di ripristinare la continuità e la solidità del supporto e, di conseguenza, di impostare il necessario e corretto tensionamento dell’opera, premessa fondamentale per evitare nuove cadute di colore. Questa operazione è stata compiuta in maniera misurabile e regolabile per mezzo di un sistema di dinamometri applicati lungo nuovi margini saldati ai bordi della tela antica, fissata su un telaio in lega leggera, che costituisce anche parte di un contenitore che assicurerà la migliore conservazione all’opera.

Esso infatti protegge dalla polvere, è dotato di uno speciale vetro anti-riflesso ed anti UV, e consente una costante stabilizzazione dei valori microclimatici interni. Se tali valori saranno stabili infatti, il supporto non subirà sollecitazioni e dunque l’adesione del colore sarà più sicura.
È quindi seguita la rimozione delle stuccature e delle connesse ridipinture, che ha consentito di applicare una innovativa stuccatura, del tutto simile a quella usata dall’artista. In seguito è stato compiuto un intervento di reintegrazione pittorica differenziata delle lacune.

Una cornice lignea moderna nasconde la complessa tecnologia della teca.

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